Asian Film Festival - Italia
 

Concorso AFF18

Balloon (Pema Tseden, Cina/Tibet, 2019, 102’)
Nella steppa tibetana, Darje e Drolkar vivono una vita serena con i loro tre figli. Un incidente con alcuni preservativi trasformati in palloncini scatena una singolare riflessione spirituale – tra buddismo, realtà quotidiana e armonia familiare.

Blood Moon Party (Quang Dung Nguyen, Vietnam, 2020, 118’)
A una rimpatriata tra vecchi amici, uno di loro propone di fare un gioco: condividere con gli altri il proprio cellulare per aumentare lo spirito di solidarietà. Un divertente remake di “Perfetti sconosciuti”.
Dad, I’m Sorry (Tran Thanh e Vu Ngoc Dang, Vietnam, 2021, 128’)
Il più grande incasso di tutti i tempi nella storia del cinema vietnamita. Ritratto picaresco di una famiglia disfunzionale, con le incomprensioni tra un padre quasi troppo ingenuo nella sua bontà e un figlio Youtuber.
Dancing Mary (Sabu, Giappone, 2019, 105’)
Lo scatenato Sabu torna a occuparsi di non morti dopo “Miss Zombie”, con esiti tragicomici. Una sala da ballo prossima alla demolizione è infestata dai fantasmi. Un funzionario accetta di occuparsene, con l’aiuto di una giovane medium.
Everglow (So Joon-moon, Corea del Sud, 2020, 95’)
Un racconto agrodolce sulle “haenyeo”, letteralmente “donne di mare”, una comunità di tuffatrici e pescatrici dell’isola di Jeju, diventata patrimonio immateriale dell’umanità Unesco nel 2016.
Go Back (Seo Eun-young, Corea del Sud, 2020, 99’)
Il rapimento di una bambina e la strana richiesta di riscatto che ne consegue innescano una serie di dubbi nella vita di una giovane poliziotta. Un insinuante noir al femminile.
Malu (Edmund Yeo, Giappone/Malesia, 2020, 112’)
Edmund Yeo, vincitore di Asian Film Festival 2018 con “Aqerat”, torna con il poetico racconto del ricongiungimento tra due sorelle, legate solo dal loro tragico passato.
Mosaic Portrait (Zhai Yixiang, Cina, 2019,108’)
La vita di una quattordicenne è stravolta da una gravidanza, mentre i familiari indagano per scoprire chi è il padre. Un ritratto sincero e atipico di un’adolescente alla ricerca della propria identità.
Red Post on Escher Street (Sion Sono, Giappone, 2020, 148’)
Tanti personaggi diversi, accomunati solo dal sogno di recitare; un giovane e brillante regista; un provino. L’imprevedibile Sion Sono offre uno scatenato, delicato ed entusiasmante omaggio al cinema.
Rom (Tran Thanh Huy, Vietnam, 2019, 79’)
In un condominio in attesa di demolizione da anni, tutti gli inquilini sono alla perenne ricerca di soldi. Un ragazzino si barcamena facendo l’intermediario con gli allibratori, alimentando il sogno di facili vittorie di denaro.
The Sons of Happiness (Peng Shigang, Cina, 2021, 93’)
Un uomo che sta per diventare padre si trova schiacciato tra la responsabilità economica di diventare genitore e il comportamento della futura suocera che non lo accetta.
Stoma (Kit Hung, Hong Kong, 2020, 108’)
Un fotografo omosessuale hongkonghese ha una vita eccitante e spensierata, fino a quando non gli viene diagnosticata una rara forma di tumore. Ispirato alla storia del fotografo e regista Julian Lee.
Synapses (Chang Tso-chi, Taiwan, 2019, 116’)
Una donna esce di prigione. Suo padre e suo figlio non sembrano riconoscerla: l’uomo perché ormai affetto da demenza senile, il ragazzo perché era troppo piccolo quando lei è stata arrestata.
Tagpuan (McArthur C. Alejandre, Filippine, 2020, 107’)
Durante un viaggio di lavoro a Hong Kong, Alan incontra una misteriosa ragazza che gli cambia la vita. Una riflessione amara su alienazione, immigrazione, spaesamento.
Under the Stars (Tatsushi Omori, Giappone, 2020, 110’)
Un’adolescente è cresciuta con dei genitori fervidi credenti da quando un’acqua miracolosa l’ha apparentemente salvata da un eczema incurabile. Una riflessione inedita e stralunata sui culti religiosi e l’umana necessità di credere.
The Waste Land (Wang Meng, Cina, 2021, 130’)
In uno sperduto villaggio della profonda Cina rurale, un giovane in cerca d’amore rischia di perdere la ragione. Un esordio fulminante che indaga i luoghi oscuri di solitudine e pressione sociale.
Wife of a Spy (Kiyoshi Kurosawa, Giappone, 2020, 115′)
Il nuovo, potente film di Kiyoshi Kurosawa, premiato alla Mostra del cinema di Venezia per la miglior regia, mette a nudo quanto si è disposti a rischiare per difendere i propri valori nel Giappone militarista degli anni ’40.