Journey to the Shore – Concorso

Journey to the Shore

Concorso

C’era una volta il j-horror, il genere cinematografico nipponico di cui Kiyoshi Kurosawa è stato uno dei maggiori esponenti apportandovi quella dimensione di terrore nel quotidiano, in cui le situazioni disturbanti, i fantasmi, gli spiriti spaventosi, si annidano a casa nostra. Discorso che prosegue anche facendo a meno del sovrannaturale in Tokyo Sonata, dove l’orrore e i fantasmi che tormentano la famiglia borghese sono quelli del contemporaneo, disoccupazione, recessione, guerra in Iraq. Con Journey to the Shore il cinema di Kurosawa prende una nuova diramazione, ma sempre per gemmazione dall’originario tronco del j-horror. Ritornando a raccontare di fantasmi, è vero, ma di fantasmi che non appaiono per spaventare bensì tornano nella vita terrena per fare un bilancio della propria esistenza, tra rimorsi e rimpianti, e per dare il congedo definitivo alla vita.

Un tema che torna nel cinema giapponese contemporaneo, da After Life all’anime Colorful. L’apparizione dello spettro è quella di un uomo morto da tre anni che si manifesta in casa alla moglie, lei non si sorprende per nulla, e il pubblico non sobbalza sulla poltrona. L’uomo era morto annegato, e questo è un richiamo all’acqua, elemento materico che torna nei film del regista, basta ricordare le atmosfere brumose di Sakebi. E oltre a questa nel film c’è il vento, impetuoso, che soffia in tanti momenti. La natura che veglia indifferente alle vicende degli uomini. Il fantasma diviene così un normale personaggio quotidiano, da shomingeki classico, cioè da film della gente comune. Un modo per esplorare la memoria, la vita trascorsa e i ricordi, i legami d’amicizia.

[Segue trama…]

(Kiyoshi Kurosawa, 128′, Giappone, 2015)
Anno: 2015
Regia: Kiyoshi Kurosawa
Sceneggiatura: Kiyoshi Kurosawa, Takashi Ujita
Musica: Otomo Yoshihide, Naoko Eto
Costumi: Kumiko Ogawa
Cast: Tadanobu Asano, Eri Fukatso, Masao Komatsu, Yu Aoi, Akira Emoto
Produzione: Comme des Cinémas, Office Shirous, Wowow Films